Essere gay è questione di genetica?



Essere gay è una questione di genetica? A porsi questa domanda, sono stati in molti, e da più parti si è cercato, più o meno scientificamente, di dare una risposta a tale quesito. Ma ora, uno studio condotto dall’Università di Padova –e che verrà pubblicato niente poco di meno che sul prossimo numero della rivista ‘Journal of Sexual Medicine’- pare che andrà a chiarire meglio questo punto.In particolare, lo studio dei ricercatori dell’Ateneo padovano, si sono concentrati nel dimostrare che l’essere gay non dipende tanto da fattori sociali (come spesso si cerca di dimostrare), quanto da questioni genetiche.  A spiegare i risultati di questa ricerca e le modalità con le quali è stata condotta, è Andrea Camperio Ciani, ricercatore a capo dello studio: “Inizialmente, pensavamo che la ragione del fatto che le donne ereditassero i geni che causano l’omosessualità negli uomini fosse perché questi geni aumentano l’androfilia, cioè l’attrazione per gli uomini. Tuttavia, da un’analisi comparata di cento madri e zie di maschi eterosessuali e sessantuno madri di maschi omosessuali, abbiamo visto che in realtà questi geni rendono le donne più attraenti agli occhi degli uomini, aumentandone la fecondità”. Insomma, se si dovesse parlare di ‘gene dell’omosessualità’, secondo lo studio dell’Università di Padova non ci sarebbero dubbi: si trasmette in natura, per consentire alle donne di poter essere più feconde, quantomeno in alcune generazioni. Alla radice dell’omosessualità quindi, non ci sarebbe il pregiudizio –ancora sostenuto da molti- secondo il quale si diventa gay a seguito di gravi problemi educativi o di dinamiche familiari sbagliate. L’omosessualità esiste in natura, fa parte della natura stessa dell’evoluzione umana. Basterebbe accettare questa semplice questione, per eliminare a monte ogni sorta di pregiudizio bigotto. Ma forse, anche l’avere pregiudizi senza fondamento, fa parte –purtroppo- della natura umana…